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Entro venerdì le truppe della Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) entreranno in Guinea Bissau. Lo ha sostenuto il ministero della Difesa nigeriano, in apertura oggi ad Abuja di un vertice dei capi di stato maggiore della regione.

La riunione, preceduta da un incontro dei militari con il presidente nigeriano Goodluck Jonathan, dovrebbe stabilire modalità di un dispiegamento pensato per due motivi principali: consentire il ritiro della missione angolana presente a Bissau dal 2011, garantire il corretto svolgimento della transizione seguita al golpe dello scorso 12 aprile.

Secondo varie indiscrezioni, a Bissau arriveranno circa 600 militari forniti da Nigeria, Costa d’Avorio, Togo e Senegal. Ad Abuja si sta discutendo anche della situazione in Mali dove oltre a un colpo di Stato che ha esautorato l’ex presidente Amadou Toumani Touré permane aperto il fronte nel nord del paese, caduto sotto controllo di diversi gruppi armati.

Sul fronte politico, si resta in attesa della formazione di un governo di transizione che dovrebbe essere formato dal presidente di transizione Serifo Nhamadjo. Una nomina, questa, respinta dall’ex partito al potere, il Paigc, che proprio oggi ha fatto mancare il numero legale per poter tenere una seduta del parlamento.

Qui a Bissau è un via vai continuo di aerei, secondo le ultime notizie proprio oggi dovrebbe cominciare la partenza dei soldati angolani mentre è vicino il completamento della missione della Cedeao”: sono questi gli ultimi sviluppi in Guinea Bissau riferiti alla MISNA da padre Davide Sciocco, missionario del Pontificio istituto missioni estere (Pime) e fondatore di Radio Sol Mansi.

Gli angolani fanno parte di una missione inviata da Luanda a Bissau nel 2011 su richiesta del governo dell’ex primo ministro Carlos Gomes Junior. In seguito al colpo di stato dello scorso 12 aprile, i golpisti hanno inserito la fine della missione in cima all’agenda dei punti concordati con la Comunità economica dei paesi del’Africa occidentale per arrivare all’attuale fase di transizione.

La missione inviata dalla Cedeao è invece composta da militari messi a disposizione da Nigeria, Burkina Faso e Senegal: a loro spetterà il compito di garantire la transizione fino alle elezioni che dovrebbero essere organizzate entro un anno.

La vita nel paese sembra intanto tentare di tornare alla normalità. Lo sciopero dei dipendenti pubblici cominciato ad aprile – inizialmente contro il golpe e poi trasformato in una iniziativa di carattere sociale ed economico – è stato sospeso dopo il pagamento di una mensilità rimasta in arretrato. E anche i prezzi spuntati dai contadini nella vendita della castagna di caju (anacardo) sono aumentati consentendo un respiro di sollievo a un settore fondamentale dell’economia locale e maggiori introiti da quello che è il principale prodotto di esportazione.

Dubbi restano infine sulla sorte dell’ex capo di stato maggiore José Zamora Induta. Vicino a Gomes Junior, Induta si era da qualche tempo rifugiato presso la rappresentanza diplomatica dell’Unione Europea ma sarebbe ora in Senegal

“C’è stato un colpo di Stato e ovviamente la Guinea Bissau in questo momento non si trova in una situazione di normalità. Tenendo conto di ciò è in corso un dialogo perché il governo di transizione avallato dalla Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao) e chi stava prima al potere e non riconosce il nuovo esecutivo trovino punti di contatto per il bene del paese”. Lo dice alla MISNA monsignor José Lampra, vescovo ausiliare di Bissau all’indomani di nuove sanzioni (mirate contro alcuni individui) decise dall’Unione Europea.

“Il principio che abbiamo fatto nostro – prosegue monsignor Lampra che insieme ad altri rappresentanti della Chiesa, della società civile e di altre comunità religiose sta mediando tra le parti politiche – è quello di tener conto delle differenti sensibilità. E’ un fatto che il governo attuale è stato costituito in accordo con la Cedeao ed è altrettanto vero che il Paigc (al potere fino allo scorso aprile) non lo ha legittimato. Il nostro lavoro è dunque stato quello di mantenere aperta la porta del dialogo perché le soluzioni trovate possano essere quanto più inclusive anche per evitare mali peggiori. Ed è un lavoro tuttora in corso”.

La Guinea Bissau si stava preparando per il secondo turno delle elezioni presidenziali che il 29 aprile avrebbero dovuto vedere di fronte il candidato del Paigc ed ex primo ministro Carlos Gomes Junior e il candidato del Partito di rinnovamento sociale Koumba Yala. Il 12 aprile però i militari hanno organizzato un golpe arrestando primo ministro e presidente e sospendendo le garanzie costituzionali. Alla transizione si è arrivati dopo l’intervento della Cedeao che ha anche inviato un contingente militare di circa 600 uomini.

E’ cominciato da qualche ora il ritiro della missione angolana in Guinea Bissau. Presenti dallo scorso anno, i militari di Luanda stanno caricando da ieri attrezzature e mezzi su una nave inviata a Bissau mentre una prima parte del contingente è già stato imbarcato su un aereo da trasporto.

La presenza angolana rientrava ufficialmente negli sforzi del governo di Carlos Gomes Junior di riformare le forze armate e si era concretizzata in corsi di addestramento per la polizia, nella costruzione di una scuola di polizia e nella ristrutturazione di diverse caserme. L’obiettivo, dicono fonti locali della MISNA, era quello di far crescere il peso della polizia così da ridurre quello dell’esercito da sempre attore interessato alla scena politica.

Un progetto di riforma fallito con il golpe attuato lo scorso 12 aprile dai militari che hanno giustificato il loro intervento sostenendo l’esistenza di un accordo segreto tra l’Angola e il deposto governo di Gomes Junior ai danni del paese.

Il ritiro del contingente angolano sta avvenendo nell’ambito dell’accordo di transizione mediato dalla Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao), contestato dal vecchio partito al potere, il Paigc. Sulla base dell’accordo è adesso presente a Bissau una missione della Cedeao di alcune centinaia di militari forniti dai paesi della regione.

Amministratori e responsabili di aziende statali, comprese radio e televisioni sono stati sostituiti o sono in procinto di esserlo: lo riferiscono diverse fonti locali della MISNA in Guinea Bissau secondo cui l’esecutivo di transizione creato in seguito al colpo di Stato dello scorso 12 aprile si è attivato in questo senso attuando un vero e proprio “spoil system”.

Le sostituzioni stanno riguardando anche le aziende preposte all’erogazione dell’acqua e della corrente elettrica, gli amministratori locali e regionali. Secondo alcuni osservatori gli avvicendamenti costituiscono il segnale preoccupante di una politica che non va verso l’inclusione e il dialogo, ma che sembra imporre con la forza il volere della parte che ha preso il potere alle spese dell’ex partito al governo, il Paigc.

In Guinea Bissau, il golpe attuato dai militari ha interrotto il processo elettorale – il 29 aprile si sarebbe dovuto eleggere un nuovo presidente – e condotto a una transizione mediata dalla Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao). Gli accordi raggiunti hanno nei fatti consegnato la Guinea alla vecchia opposizione.

E’ stato liberato l’ex capo della Marina militare della Guinea Bissau, l’ammiraglio José Americo Bubo Na Tchuto, detenuto dallo scorso dicembre in relazione a un tentato colpo di Stato contro l’allora primo ministro Carlos Gomes Junior. Riferita dai media locali, la notizia della liberazione risale a ieri e Bubo Na Tchuto si troverebbe attualmente nella sua casa. Insieme a lui sono stati liberati cinque militari, anch’essi in carcere per coinvolgimento nel fallito colpo di Stato. Fonti locali della MISNA riferiscono che le motivazioni del rilascio non sono ancora chiare.

Bubo Na Tchuto era il più alto in grado tra i golpisti che lo scorso 26 dicembre avevano tentato di rovesciare il governo. Sulla vicenda non è mai stata fatta veramente luce e alcuni osservatori hanno sostenuto che più di un golpe si potrebbe essere trattato di un regolamento interno alle Forze armate.

Da allora comunque lo scenario in Guinea Bissau è completamente cambiato. Il 12 aprile sono stati ancora una volta i militari, sotto la guida del capo di stato maggiore, il generale Antonio Indjai, ad attuare con successo un golpe. L’intervento dell’esercito ha preceduto di alcune settimane il secondo turno delle presidenziali (mai tenuto) e costretto a lasciare il paese il presidente ad interim Raimundo Pereira e Carlos Gomes Junior. Quest’ultimo, che al ballottaggio avrebbe dovuto sfidare l’esponente dell’opposizione Koumba Yala, era ampiamente accreditato come probabile prossimo presidente della Guinea Bissau.

Sono stati sospesi ieri per l’assenza dei 67 deputati del Paigc, il partito al potere fino al golpe dello scorso 12 aprile, i lavori del Parlamento della Guinea Bissau. Il Paigc, che nel parlamento ha la maggioranza assoluta, continua a chiedere il ristabilimento dell’ordine costituzionale con il ritorno dell’ex primo ministro Carlos Gomes Junior e dell’ex presidente Raimundo Pereira.
“Una situazione di stallo che riguarda in generale tutto il paese traghettato in una fase di transizione non pienamente legittimata dalla comunità internazionale” dice alla MISNA Samuele Tini, responsabile dei progetti di Mani Tese in Guinea Bissau.
Secondo Tini le conseguenze di questo impasse si stanno cominciando a sentire soprattutto sul piano economico. “Gli accordi con la pesca firmati con l’Unione Europea valgono sulla carta circa 9 milioni di euro – dice – ma sono stati sospesi. Una cifra solo apparentemente esigua, perché se rapportata all’economia del paese vale da sola il 10% circa del budget dello Stato”.
E’ poi altrettanto evidente il vuoto lasciato dall’Angola che su pressione dei militari ha ritirato una propria missione e contemporaneamente bloccato i vari progetti condotti in diverse zone della Guinea Bissau, in particolare per la costruzione di caserme di polizia, potenzialmente considerata strumento in grado di bilanciare lo strapotere di colonnelli e generali.
La speranza è ora riposta nella Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao) e nella possibilità che le fratture interne si risanino sia con il contribuito dei paesi della regione sia con quello delle forze politiche guineane. Intanto il Prodotto interno lordo, che avrebbe dovuto far segnare un +5%, quest’anno non dovrebbe andare oltre un più 2%.

Venerdì, 07 Settembre 2018 15:13

Empada

Scritto da

Costruzione "Liceo Mons. Ferrazzetta" e Centro Polifunzionale

E' quasi giunto a conclusione grazie anche alla grande collaborazione della missione che è molto efficiente.

Venerdì, 07 Settembre 2018 15:11

Buba: scuola materna

Scritto da

La scuola è finita e da ottobre 2009 è operativa con circa 90 bambini iscritti. È stato mandato un po’ di materiale didattico che si pensa possa essere utile, ma attendiamo di conoscere più in dettaglio che cosa può essere veramente necessario.

Venerdì, 07 Settembre 2018 15:10

Contuboel

Scritto da

Costruzione centro di formazione delle donne e farmacia tradizionale per la promozione del ruolo della donna come motore di sviluppo e di lotta all’emergenza sociale

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