LA CRISI POLITICA FRENA L’ECONOMIA - Misna 04 luglio ore 14.00 In evidenza

Sono stati sospesi ieri per l’assenza dei 67 deputati del Paigc, il partito al potere fino al golpe dello scorso 12 aprile, i lavori del Parlamento della Guinea Bissau. Il Paigc, che nel parlamento ha la maggioranza assoluta, continua a chiedere il ristabilimento dell’ordine costituzionale con il ritorno dell’ex primo ministro Carlos Gomes Junior e dell’ex presidente Raimundo Pereira.
“Una situazione di stallo che riguarda in generale tutto il paese traghettato in una fase di transizione non pienamente legittimata dalla comunità internazionale” dice alla MISNA Samuele Tini, responsabile dei progetti di Mani Tese in Guinea Bissau.
Secondo Tini le conseguenze di questo impasse si stanno cominciando a sentire soprattutto sul piano economico. “Gli accordi con la pesca firmati con l’Unione Europea valgono sulla carta circa 9 milioni di euro – dice – ma sono stati sospesi. Una cifra solo apparentemente esigua, perché se rapportata all’economia del paese vale da sola il 10% circa del budget dello Stato”.
E’ poi altrettanto evidente il vuoto lasciato dall’Angola che su pressione dei militari ha ritirato una propria missione e contemporaneamente bloccato i vari progetti condotti in diverse zone della Guinea Bissau, in particolare per la costruzione di caserme di polizia, potenzialmente considerata strumento in grado di bilanciare lo strapotere di colonnelli e generali.
La speranza è ora riposta nella Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao) e nella possibilità che le fratture interne si risanino sia con il contribuito dei paesi della regione sia con quello delle forze politiche guineane. Intanto il Prodotto interno lordo, che avrebbe dovuto far segnare un +5%, quest’anno non dovrebbe andare oltre un più 2%.

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