TITE INTRODUZIONE

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INTRODUZIONE

INTRODUZIONE
Il presente scritto non vuole sostituire o cancellare il precedente redatto vari anni fa. In qualche modo vuole solo essere l’aggiornamento degli eventi vissuti in questa vicenda e la continuazione di una storia che ci ha coinvolto così profondamente.
Nel fare memoria, dopo anni, dei fatti ed avvenimenti vissuti in questa esperienza, al solo scopo di non dimenticarli, vengono alla luce concatenazioni particolarmente significative e degne di nota. Per chi è credente si scorgono squarci che non possono non richiamare al un cammino “provvidenziale”. 

Tutto parte da una bambina, malata, che esprime un suo dolore e preoccupazione per altri bambini. Un sentimento umano, profondo, significativo di un animo sensibile e “maturo” ma comunque “normale”. Come nel Natale dove il segno di riconoscimento dato ai pastori per trovare il Salvatore è la nascita di un bambino avvolto in fasce!

Il desiderio di realizzare questo “sogno” di bimba viene raccolto da gente di “buona volontà”, da persone attente e in ascolto che danno valore e peso ad un desiderio di per sé trascurabile. Anche i pastori hanno dato ascolto ad un invito di per sé trascurabile: andare ad adorare un bambino di notte! E sono i pastori che hanno riconosciuto questo evento, non i sapienti e i sacerdoti che avevano studiato le Scritture. 

Gli eventi che si sono susseguiti sono iniziati con un incontro “casuale e fortuito” con mons. Ferrazzetta, che indica di rivolgere l’attenzione ad una missione isolata e retta da un missionario solitario. Come dire: partite e cominciate dagli ultimi!

Al funerale di Andrea è stato letto lo stralcio di una testimonianza: Tu (Mary) e il tuo Andrea avete perforato l’indifferenza, vi siete seduti di fronte alla povertà del mondo, alla stessa altezza del loro cuore per sentirlo meglio, avete parlato lo stesso linguaggio per capirlo meglio …  poi avete agito. 

Sono state realizzate importanti opere che continuano ad essere attive e a sostegno degli ultimi. Le strade che poi si sono aperte sono sempre state le più strane ed inaspettate. Ma si sono aperte e con grande evidenza! Si pensava in origine che il compito fosse costruire un piccolo presidio sanitario; poi questo è diventato un ospedale; poi abbiamo spostato l’obiettivo e il traguardo con il sostenerlo per un po’ al fine di permettergli di avviarsi; poi abbiamo ampliato la visuale ed è nato il liceo con il conseguente sostegno per l’educazione ai giovani; poi si è ampliata l’accettazione dell’ospedale per accogliere le mamme e i loro bimbi che vengono in gran numero; poi abbiamo dovuto ingrandire la missione con un capannone polifunzionale e multiuso; poi si è garantito un pasto giornaliero a più di 500 bambini delle scuole materne che sono state nel frattempo aperte; ora … c’è ancora da fare!

Forse il nostro impegno a Tite finirà quando Tite stessa non avrà più niente da insegnarci! Perché in realtà siamo stati noi ad avere ricevuto in tutti questi anni da Tite.  

Forse la missione di Tite per noi finirà quando i poveri, che noi vediamo come gli abitanti di Tite, saranno diventati fratelli e figli in grado anche di camminare da soli! Ma forse anche allora …

Questa esperienza, portata avanti per circa trenta anni, ci ha insegnato molte cose: la pazienza e il rispetto dei tempi e del tempo.  Ci ha insegnato ad ascoltare, a spogliarci delle nostre certezze  e convinzioni per capire gli altri. Ci ha insegnato a comunicare con gli altri e a trovare un compromesso tra le nostre idee e tecnicismi e la loro realtà. Ci ha insegnato che non sempre le nostre convinzioni sono le più giuste; ci sono anche altri modo di leggere al realtà e di interpretarla. Ci ha insegnato che la fede e le convinzioni che ciascuno si porta dentro non possono essere “predicate” ma vanno sempre e solo testimoniate e per essere accolte, chi le testimonia, deve essere considerato affidabile, serio, corretto e onesto. Abbiamo imparato che per trasmettere cultura e valori occorre molto tempo, perseveranza e disponibilità, occorre essere sul posto stabilmente e dialogare sempre con tutti, con disponibilità, pazienza e apertura mentale.
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